Mostra di Febbraio 2025
Una fotografia, quarantadue progetti
UNA FOTOGRAFIA, QUARANTADUE PROGETTI è un’esposizione collettiva dei lavori degli studenti del corso di Fotografia nel Triennio di Design della Comunicazione Visiva e nel Triennio di Multimedia dell’Accademia di Belle Arti G. Carrara di Bergamo.
Allestita presso gli spazi dell’Accademia di Belle Arti G. Carrara dal 5 all’11 febbraio 2025, l’esposizione raccoglie una serie di ricerche visive realizzate a partire da un’unica immagine, anch’essa presentata in mostra.
Si tratta di una fotografia realizzata in Giappone verso la fine dell’Ottocento, che è da anni al centro della lezione iniziale dei corsi di Fotografia tenuti dal Prof. Andreoni. La lezione discute un piccolo mistero presente nella fotografia, perché vi appare di spalle quello che sembra essere un fotografo al lavoro.
Questa presenza fornisce occasione di pensieri sulla fotografia, di indagini per scoprire l’identità della persona ritratta nonché forse più significative domande sull’identità di una presenza, quest’altra però invisibile: quella del fotografo che scattò questa fotografia.
La mostra scaturisce dunque dalla richiesta didattica di riflettere sulle valenze metafotografiche di tale immagine, e di lavorare su tutto quanto non si vede nell’immagine stessa.
Ma come succede nei casi più fortunati, gli studenti si sono presi più potere interpretativo di quanto immaginato in partenza dal docente, e hanno tradotto quello che poteva essere solo un esercizio in una scatenata e scoppiettante celebrazione dell’energia immaginativa e dei pensieri e delle risposte della loro generazione.
Attraverso i lavori degli studenti, UNA FOTOGRAFIA, QUARANTADUE PROGETTI costituisce quindi un invito a riflettere sulle implicazioni di un processo di analisi e di conoscenza che da un lato porta ad approfondire istanze altrimenti poco evidenti, e dall’altro a far derivare il fotografico verso lidi più complessi, più ambigui, più sfaccettati; in sostanza, più legati allo statuto delle immagini nel contemporaneo.
Untitled Come nella nostra immagine la natura della foresta di Nikkō è attraversata dalla strada di
Takinō, in questa traccia musicale i suoni naturali della foresta sono affiancati da un’improvvisazione al pianoforte pensata per accompagnare la visione della fotografia e dei lavori dei miei colleghi. I rumori della natura dialogano con il passo meccanico della tastiera in una composizione di suoni che vuole evocare l’ambiente riflessivo del bosco.
Gioele Balini
Il peso di un’immagine
Ogni giorno siamo immersi in un flusso incessante di immagini, così numerose da diventare
spesso invisibili ai nostri occhi. In questa performance un mare di immagini prende forma, e
l’attenzione del bambino protagonista si concentra su una sola di queste. Le fotografie che
sfoglia, scattate in Giappone negli ultimi decenni dell’Ottocento, potrebbero custodire e rivelare
indizi sull’aura misteriosa che avvolge quella su cui ha deciso di concentrarsi, scattata negli
stessi luoghi e periodo.
Nicola Finazzi
Zanzō
Zanzō è una parola giapponese che in italiano può essere tradotta come “immagine residua”.
Quando guardiamo qualcosa il nostro cervello può conservarne solo alcune parti. Quando l’immagine è di fronte a noi, la sua costruzione è semplice, tutte le informazioni sono evidenti.
Se invece ci viene sottratta, dobbiamo andare a cercare dentro di noi ciò che rimane di quello
che abbiamo visto. A quel punto, vedremo i nostri residui.
Pietro Gaspari





